foia

EVENTI: @DFPaib Giornata della documentazione di fonte pubblica: vent’anni di evoluzione dell’informazione nel settore pubblico @AIB_it

In occasione del ventennale del Repertorio DFP: Documentazione di fonte pubblica in rete (1997-2017)

Associazione italiana biblioteche. Redazione DFP in collaborazione con il Polo Bibliotecario parlamentare



Roma, Polo bibliotecario parlamentare, 4 dicembre 2017
ingresso c/o Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, piazza della Minerva 38

MATTINA ore 10-13
Saluti istituzionali (Associazione italiana biblioteche, Biblioteca del Senato, Biblioteca della Camera, Redazione DFP)
“Gestione, conservazione e valorizzazione dell’informazione del settore pubblico”

– Giovanni Bergamin, Chiara Storti (Biblioteca nazionale centrale di Firenze), Progetti di conservazione del patrimonio di fonte pubblica digitale
– Gabriele Ciasullo (AGID, Servizio banche dati e open data), Open data e programmi dell’Agenzia
Alexia Sasso, Stefania Bergamasco (Biblioteca dell’Istat), Giano contro Crono: il panorama internazionale e il caso Istat per la conservazione delle banche dati
– Fernando Venturini (Biblioteca della Camera dei deputati), L’editoria pubblica in rete tra autonomia e controllo: habent sua fata libelli?
– Piero Cavaleri (Redazione DFP), La documentazione di fonte pubblica internazionale e gli echi in Italia


POMERIGGIO ore 14-16
“Educare all’informazione del settore pubblico: Information literacy education, reference e DFP”

– Chiara De Vecchis e Lucia Panciera (Biblioteca del Senato, Biblioteca della Camera dei Deputati), Esperienze di information literacy parlamentare
– Roberta Nanula (Banca d’Italia. Servizio tutela dei clienti e antiriciclaggio. Divisione Educazione finanziaria), L’educazione finanziaria in Italia. Criticità e prospettive
– Maurella Della Seta (Istituto superiore di sanità), L’informazione sulla salute: alcune esperienze di fonte pubblica
– Antonella Agosti (Biblioteca del Consiglio regionale della Lombardia), La formazione alla documentazione delle Assemblee legislative regionali

– Lucia Antonelli (Biblioteca Albo nazionale segretari comunali e provinciali), Documentazione di fonte pubblica tra open data, data journalism e fake news

– Alessandra Cornero (Formez PA), Migliorare l’accesso all’informazione digitale del settore pubblico: competenze e strumenti


 

Conclusione: Laura Ballestra (Coordinatore Redazione DFP), Proposta per un Manifesto sulla DFP
La partecipazione alla Giornata prevede una registrazione che si potrà effettuare fino al raggiungimento del numero dei posti disponibili.
Per la registrazione utilizzare l’apposito modulo web http://www.aib.it/attivita/2017/65337-giornata-dfp-20171204/
E’ richiesto un abbigliamento decoroso nel rispetto dell’Istituzione

 

 

STRUMENTI: #AGCOM tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione #16novembre 2017 @agcomunica

AGCOM: ISTITUITO TAVOLO TECNICO PER CONTRASTARE DISINFORMAZIONE ONLINE

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha istituito il “Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali” che ha l’obiettivo di promuovere l’autoregolamentazione delle piattaforme e lo scambio di buone prassi per l’individuazione ed il contrasto dei fenomeni di disinformazione online frutto di strategie mirate. L’iniziativa, decisa con la delibera 423/17/CONS, dà seguito all’attività di analisi avviata nei mesi scorsi sul sistema dell’informazione online, che ha evidenziato le peculiari caratteristiche del contesto italiano in rapporto a temi di grande attualità nel dibattito sull’evoluzione di Internet, quali il crescente utilizzo dei social network anche nelle campagne elettorali e referendarie e la diffusione di strategie di disinformazione mediante le piattaforme digitali. Sulla scorta di queste considerazioni e consapevole della complessità, anche tecnica, delle questioni sottese alla garanzia del pluralismo informativo sulle piattaforme online, il Consiglio dell’Autorità ha inteso istituire una sede di confronto finalizzata al sostegno e al monitoraggio delle iniziative di autoregolamentazione poste in essere dai principali attori economici interessati: le piattaforme digitali, gli editori e le imprese che offrono servizi e contenuti audiovisivi online.

Il Tavolo tecnico è inoltre aperto al contributo di esperti, università, centri di ricerca e associazioni di settore. Tra gli obiettivi che Agcom si propone vi è anche quello di ricercare con gli operatori soluzioni condivise e adeguate al contesto nazionale, finalizzate alla rilevazione dei principali fenomeni di disinformazione online. La cooperazione tra i partecipanti al Tavolo e l’Autorità dovrebbe favorire l’adozione di codici di condotta e buone prassi in materia di detection, flagging e contrasto alle strategie di disinformazione alimentate da account falsi o inesistenti e legate a flussi economici, anche esteri, associati all’inserzionismo online. Le imprese e associazioni interessate ad aderire all’iniziativa sono invitate a presentare la propria candidatura all’Autorità nei modi e tempi fissati dall’Allegato A alla delibera 423/17/CONS.

Roma, 16 novembre 2017


EVENTI: III convegno annuale: “Scienza aperta e integrità della ricerca” @Aisa_OA

Scienza aperta e integrità della ricerca

Programma

9 novembre 2017

aula 113 via Festa del Perdono 7

ore 15-19

Emilia Perassi (Università di Milano, delegata per l’Open Access), Paola Galimberti(consigliera AISA, Università di Milano), Maria Chiara Pievatolo (vice-presidente AISA, Università di Pisa),  Apertura dei lavori

Alberto Baccini (Università di Siena) Giuseppe De Nicolao (Università di Pavia)
ANVUR: i dati chiusi della bibliometria di stato

L’Italia è probabilmente il paese del mondo occidentale dove l’ossessione per le etichette d’eccellenza sta modificando più profondamente i comportamenti dei ricercatori e delle istituzioni. Con l’esercizio di valutazione massiva della ricerca denominato VQR, si è inaugurata una fase di crescente controllo centralizzato, realizzato attraverso dispositivi apparentemente tecnici. Il tentativo di dare una giustificazione scientifica ai metodi di valutazione adottati nella valutazione ha generato un inedito conflitto tra dimensione politica, scientifica ed etica della ricerca. In questo contributo, l’attenzione è focalizzata sull’esperimento condotto e analizzato dall’Agenzia italiana per la valutazione della ricerca (ANVUR) per validare la metodologia adottata per la valutazione. Se ne descrive dettagliatamente la strategia di diffusione da parte dell’agenzia, con la pubblicazione di estratti dei rapporti ufficiali in working papers di diverse istituzioni, riviste accademiche e blog gestiti da think-tank. E si illustra un inedito conflitto di interessi: la metodologia e i risultati della valutazione della ricerca nazionale sono stati giustificati a posteriori con documenti scritti dagli stessi studiosi che hanno sviluppato e applicato la metodologia ufficialmente adottata dal governo italiano. Inoltre, i risultati pubblicati in questi articoli non sono replicabili, dal momento che i dati non sono mai stati resi disponibili a studiosi diversi da quelli che collaborano con ANVUR.

Mario Biagioli (Center for Science & Innovation Studies – UC Davis)
Metrics and misconduct: redefining “publication” and “evaluation”

Tradizionalmente, la frode scientifica e accademica è stata legata alla mentalità “publish or perish” e, più recentemente, alle nuove possibilità offerte dalle tecnologie di pubblicazione digitale. Voglio suggerire, invece, che oggi la frode sta attraversando una fase di profonda trasformazione, adattandosi ai nuovi regimi di valutazione basati su indici quantitativi, ed ai nuovi incentivi a loro associati. Questi sviluppi stanno influenzando sia la pratica che il concetto di frode. La definizione tradizionale di frode era radicata sull’opposizione fra verità e falsità, giusto e sbagliato, errore onesto e manipolazione intenzionale. Invece, alcune delle nuove forme di frode connesse e incentivate dai regimi quantitativi di valutazione accademica sembrano più vicine a pratiche di “gaming” che a chiare violazioni di norme etiche o legali. Queste nuove forme di frode ci spingono quindi a ridefinire la frode ma, allo stesso tempo, ci chiedono anche di ripensare sia il concetto di pubblicazione che di quello d’impatto.

Enrico Bucci (Sbarro Health Research Organization – Temple University, Philadelphia; Resis Srl – Ivrea)
Metriche bibliometriche ed effetti distorsivi su etica e produzione scientifica

La tendenza attuale ad inquadrare la ricerca scientifica di qualunque ambito come un’attività fortemente competitiva per i fondi e per l’avanzamento professionale è giustificata con l’argomentazione che, in presenza di un finanziamento pubblico limitato, le istituzioni che rappresentano il cittadino devono poter effettuare una scelta quanto più oculata possibile degli enti e dei ricercatori destinatari del denaro pubblico.
Sebbene questa argomentazione possa essere condivisibile, essa costituisce il punto di partenza per la creazione di un meccanismo che in realtà tradisce proprio lo scopo che si intende raggiungere, quello cioè di identificare la migliore ricerca ed i migliori ricercatori e di garantire il miglior ritorno possibile all’investimento del cittadino. Trascurando infatti di approfondire cosa si intende per migliori scienziati e per scienza più promettente, è facile dimostrare come le politiche concretamente messe in atto, tutte poggiate sull’uso distorto e in taluni casi assolutamente infondato di metriche bibliometriche più o meno complesse, soprattutto quando tali politiche si accompagnano ad una eccessiva concentrazione di fondi su pochi istituti e ricercatori “di eccellenza”, producono di fatto una profonda distorsione nelle finalità stesse della ricerca scientifica ed in ultima analisi portano ad un’esponenziale crescita di pubblicazioni manipolate e false. Poiché queste sono a loro volta utilizzate tal quali per la valutazione della ricerca, si genera un pericoloso meccanismo a feedback positivo, con il catastrofico risultato finale che si può prevedere, per cui tutte le risorse finiscono per essere allocate nella peggiore ricerca.

Giuseppe Longo (Centre Cavaillès, CNRS, Ecole Normale Supérieure, Paris; Department of Integrative Physiology and Pathobiology, Tufts University School of Medicine, Boston)
Scienza e senso: deformazioni scientiste del rapporto al reale

Una nuova correlazione sembra stabilirsi fra strumenti di valutazione e «scientismo». Da una parte, tecniche bibliometriche rendono difficile quel che in scienza più conta: lo spirito critico, l’idea veramente originale, l’apertura di nuovi spazi di senso, necessariamente non con-sensuali. Dall’altra, sempre più si fa credere che la scienza coincida con l’occupazione progressiva e completa del reale con gli strumenti che già si hanno. Così «metodi di ottimizzazione», originari e pertinenti in teorie fisico-matematiche del XIX secolo, pretendono di governare l’economia all’equilibrio, individuare l’ottimalità di traiettorie filogenetiche ed ontogenetiche in biologia, guidare il «deep learning» sui Big Data. Promesse mirabolanti (curare l’Alzheimer ed il Parkinson capendoli nel silicio, personalizzare la medicina grazie ad una perfetta conoscenza del DNA, prevedere senza capire grazie ai Big Data …) sono accompagnate dall’uso di strumenti ben consolidati o vetusti, a tutti comprensibili, di facile successo bibliometrico a breve termine e presentate con parole d’ordine allettanti (il percorso migliore, l’unico possibile, in economia, in biologia, … ; macchine per il «deep learning», con o senza «supervisione» e con «ricompense», che evocano un bambino Pavloviano che apprende). Le tante promesse garantiscono finanziamenti miliardari, definiscono i progetti di “eccellenza”; il dubbio scientifico, l’incertezza, il “risultato negativo”, la critica che esplora altri punti di vista, ne vengono esclusi. Così, progetti ricchissimi portano a valanghe di pubblicazioni e di citazioni, in giochi di rinvii reciproci; queste garantiscono nuovi finanziamenti.
Lo scientismo crede nel progresso cumulativo della scienza, lungo un’unica via possibile verso la verità, indicata ovviamente da chi detiene il “pacchetto di maggioranza”; le bibliometria è la misura e l’indicatore di tale progresso. Si metteranno infine in evidenza i legami stretti fra scienza e democrazia, fra scienza e costruzione storica di senso.

Moderatore: Roberto Caso (presidente AISA, università di Trento)

10 novembre 2017

Sala Napoleonica via Sant’Antonio 12

ore 9-13

Maria Cassella (Università di Torino)
Strumenti e pratiche per l’open science: l’open peer review tra opportunità e (qualche) perplessità

L’intervento si propone di offrire una prima riflessione sulle pratiche dell’open peer review, un termine cappello che racchiude diverse modalità alternative di revisione “aperta” tra pari.
Ford (2013), ad esempio ne cita otto, mentre Hellauer (2016) ne individua sette diverse tipologie.
L’open peer review migliora il processo di revisione rendendolo più aperto e trasparente. Il contributo cerca, tuttavia, di rispondere a due temi cruciali per il futuro dell’open peer review:

  1. come raccogliere una massa critica di contributi che siano scientificamente rilevanti;
  2. se l’open peer review possa dirsi qualitativamente superiore al sistema di revisione più tradizionale (single blind o double blind che sia).

Rispetto al primo problema l’autore propone come forma ottimale di opr non quella dell’open crowd review (open participation) che può essere utilizzata post-pubblicazione per raccogliere eventuali commenti e suggerimenti ma quella basata sull’invito a partecipare al dibattito rivolto ad una cerchia selezionata di revisori.Le diverse forme di opr non sono, infatti, neutrali rispetto alle comunità, ai gruppi di ricerca alle tipologie (monografia o articolo) e alle modalità di pubblicazione (piattaforma o rivista). Rispetto al secondo problema alcuni studi dimostrano la superiore valenza qualitativa dell’opr: Bormann (2011) e Maria K. Kowalczuk, et al. (2015).
L’adozione dell’opr nella comunicazione scientifica richiede un cambio di paradigma. La tecnologia e la scienza aperta stanno favorendo la diffusione di diverse forme di opr. Grazie alla revisione partitaria aperta la peer review riacquista il valore di servizio per le comunità di ricerca e si esalta il dialogo tra scienziati e tra discipline diverse. “Somewhere along the way in education, we forgot that peer review is a conversation. The peer-review process reminds us of those human connections.”(Brito et al. 2014). Rispetto al nesso con le norme mertoniane della scienza l’opr facilita e velocizza il riconoscimento pubblico del lavoro del ricercatore. Aggiunge al riconoscimento per il lavoro di ricerca anche il riconoscimento del lavoro dei revisori. Al tempo stesso rispetta il valore mertoniano del comunismo. Nel mondo dell’open science le norme mertoniane della scienza riprendono vigore, anche se restano imperfette.

Diego Giorio (Comune di Villanova Canavese – SEPEL Editrice)
Gli open data pubblici a supporto e validazione della ricerca

Nell’era dell’informazione, l’immenso patrimonio di dati detenuti negli uffici pubblici, può essere messo a disposizione di tutti: cittadini, studiosi, altre entità pubbliche e di ricerca. Dati demografici, nascite, morti con relative cause, rilievi topografici, cataloghi di musei e biblioteche, elementi sulle attività industriali ed artigianali, flussi di traffico… Solo per citare i primi esempi che vengono in mente di una lista quasi infinita.
Le norme già ci sono, la diffusione dei dati stenta però a decollare per tanti motivi, dalla penuria di tempo e di personale negli uffici, alla scarsa attitudine mentale degli impiegati, agli applicativi software non ancora adeguati. Con opportune campagne di informazione, e con l’auspicabile svecchiamento della PA, non si tratta tuttavia di un problema insormontabile.
Un secondo problema da non sottovalutare è l’anonimizzazione dei dati, che devono essere resi disponibili in forma sufficientemente dettagliata da essere utili e fruibili, ma abbastanza aggregata da non poter risalire all’interessato neppure per via indiretta, questione piuttosto scivolosa nell’era dei big data. Questo rischio si accentua per la peculiarità del territorio italiano, diviso in quasi 8000 Comuni anche molto piccoli.
Assumendo comunque che i dati siano disponibili e correttamente gestiti, l’effetto non può che essere positivo per i ricercatori e per chi deve verificare il loro lavoro. Inoltre, poiché non sempre i dati in possesso della PA sono corretti e completi, potrebbe verificarsi anche il percorso inverso, ovvero la correzione di errori ed anomalie rilevate nel corso della ricerca.
Insomma, un circolo virtuoso che non è facile innescare ma che, una volta messo in moto, non può che portare benefici a tutta la società.

Daniela LuziRoberta RuggieriLucio PisacaneRosa Di Cesare (CNR – Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali, Roma)
Open peer review dei dati: uno studio pilota nelle scienze sociali

L’open peer review (OPR) può essere applicata a tutte le tipologie di risultati della ricerca, dagli articoli scientifici, alle proposte di progetto fino ai dataset. Tuttavia, a partire dalla sua definizione, vanno ancora analizzati i criteri e modalità per assicurare una valutazione trasparente ed efficace per il progresso della ricerca scientifica. Ciò si inquadra nell’ambito dell’Open Science che coglie l’esigenza di analizzare le trasformazioni strutturali e tecnologiche nel sistema della comunicazione scientifica odierna. E’ proprio in tale contesto che i principi di Merton – in particolare quelli di communality e organized skepticism – diventano importanti punti di riferimento.
Questo studio ha lo scopo di analizzare l’applicabilità della revisione paritaria aperta dei dati della ricerca prodotti nelle discipline afferenti alle scienze sociali. Lo studio inserisce nel progetto europeo OpenUP (OPENing UP new methods, indicators and tools for peer review, dissemination of research results, and impact measurement), che intende analizzare le trasformazioni nell’attuale scenario della ricerca scientifica allo scopo di 1) identificare meccanismi, processi e strumenti innovativi per la peer review applicata a tutti i risultati della ricerca (pubblicazioni, software e dati), 2) esplorare i meccanismi della disseminazione innovativa efficaci per le imprese, l’industria, il settore educativo e la società nel suo insieme e 3) analizzare un insieme di nuovi indicatori (altmetric) che valutano l’impatto dei risultati della ricerca collegandoli ai canali per la disseminazione.
OpenUp utilizza una metodologia centrata sull’utente. Questo approccio metodologico non solo coinvolge tutti gli stakeholder (ricercatori, case editrici, enti che finanziano la ricerca, istituzioni, industria e il pubblico in generale) in una serie di workshops, conferenze e corsi di formazione, ma vuole testare i risultati acquisiti in un set di studi pilota. Questi ultimi sono collegati ai tre pilastri del progetto (revisione paritaria, disseminazione innovativa dei risultati e altmetric) e sono applicati ad alcune comunità e settori della ricerca specifici: scienze umane, scienze sociali, energia e scienze della vita.
Nello specifico il lavoro presentato intende descrivere la metodologia usata per sviluppare lo studio pilota sull’OPR dei dati nelle scienze sociali. In particolare si concentra sulla prima fase che intende ricostruire il contesto generale della diffusione e condivisione dei dati. Sulla base di questa analisi, saranno identificati i criteri di selezione della comunità da coinvolgere nello studio pilota, insieme alle caratteristiche e alle problematiche specifiche che verranno successivamente indagate durante il suo svolgimento. L’analisi prende in considerazione sia la prospettiva di coloro che forniscono i dati sia quella degli utenti che li utilizzano. Essa si pone nella prospettiva di considerare i principi Mertoniani ed in particolare le problematiche legate alla loro applicabilità nella condivisione e valutazione dei dati della ricerca.

Silvia Scalzini (LUISS Guido Carli, Lider Lab – Dirpolis Scuola Superiore Sant’Anna)
A chi appartengono le mie idee? Un itinerario tra diritto ed etica attorno al concetto di ‘scientific authorship’ nell’era della scienza aperta

Un lavoro scientifico, a qualunque branca del sapere appartenga, è il frutto di intuizione, dedizione e della costruzione di una profonda conoscenza dell’argomento. Uno dei problemi più spinosi è la corretta attribuzione di un lavoro scientifico a colui o coloro che lo hanno posto in essere. Tale difficoltà deriva da una serie di fattori. Anzitutto un lavoro scientifico non si limita all’articolo finale, ma comprende misurazioni, sperimentazioni, scambi di idee, codici e così via, elementi non facilmente scomponibili ed attribuibili ai vari “autori”. Altre volte, la non corretta attribuzione di un lavoro deriva da condotte scorrette poste in essere dai ricercatori. Tali condotte si collocano in uno spettro di mutevole gravità, che va dal plagio ad “appropriazioni” sempre più sfumate. Per citare alcuni esempi estremi, sono diffusi i casi in cui il lavoro di giovani ricercatori non viene riconosciuto e la paternità è usurpata. Sono noti anche casi in cui l’ordine dei nomi degli autori in un paper scientifico è deciso arbitrariamente, in assenza di coercibilità della condotta. E l’elenco potrebbe continuare con la descrizione della morfologia di vecchie e nuove attività che si pongono più o meno nitidamente in esso, e che sono esacerbate dall’attuale contesto del “publish or perish”.
La disciplina sul diritto d’autore protegge l’espressione dell’idea e non l’idea in sé. L’opera dell’ingegno, inoltre, per essere suscettibile di protezione dovrà superare la soglia del “carattere creativo”. I canoni del diritto d’autore non sono, quindi, spesso in grado di regolare “i debiti di idee degli scienziati” (M. Bertani, Diritto d’autore e connessi, in L.C. Ubertazzi (a cura di), La Proprietà Intellettuale, Giappichelli, 2011, p. 276), anche per motivi legati a esigenze di certezza del diritto e di effettività della tutela. In certi casi sono le stesse comunità scientifiche ad autoregolarsi, attraverso l’adozione di norme sociali – ad esempio in materia di ordine dei nomi nelle pubblicazioni – e di codici di condotta, come quelli – sempre più raffinati – in materia di integrità nella ricerca, che mirano ad indicare i – ed educare ai – “principi ed ai valori etici, dei doveri deontologici e degli standard professionali sui quali si fonda una condotta responsabile e corretta da parte di chi svolge, finanzia o valuta la ricerca scientifica nonché da parte delle istituzioni che la promuovono e la realizzano” (Linee Guida per l’integrità nella ricerca, elaborate nell’ambito delle attività della Commissione per l’Etica della Ricerca e la Bioetica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)). La scienza aperta, inoltre, può agevolare la corretta attribuzione di un lavoro, in quanto la diffusione di un’idea ad una vasta comunità scientifica dovrebbe sancirne pubblicamente la priorità. Labili sono, tuttavia, ancora i confini del concetto di attribuzione scientifica ed incerto il perimetro delle condotte illecite e scorrette che vi si associano, nonché del limite tra il fisiologico evolversi della scienza ed il suo carattere patologico.
Il presente lavoro intende, dunque, illustrare una riflessione in corso sull’intersezione e la sovrapposizione di nozioni ed interpretazioni che ruotano attorno al concetto di “attribuzione scientifica” a cavallo tra le varie categorie del diritto e dell’etica.

Moderatore: Marco Pedrazzi (presidente del Comitato etico dell’Università di Milano)

 

Chi desidera partecipare al convegno, soprattutto se preferisce che la sua presenza sia certificata, può registrarsi qui.

Programma

Locandina

Registrazione

Sedi dei lavori

Richiesta di contributi (cfp)

English version

STRATEGIE: #Fakenews cosa sono e come riconoscerle SECONDO @factcheckers_it #BIBLIOverifica #2aprile #factcheckingday

Fake news: cosa sono e come riconoscerle. 29.03.2017 FONTE
http://tg24.sky.it/mondo/2017/03/28/faq-fake-news-post-verita.html

A cura di Factcheckers*

In occasione dell’International Fact-checking Day organizzato in tutto il mondo per il 2 Aprile 2017, ecco una guida per comprendere meglio il fenomeno delle “notizie false”: chi le produce e perché, quali iniziative sono nate per arginarle e come difendersi nella navigazione quotidiana


1) Cosa sono le “fake news”?

“Fake news” è un’espressione inglese traducibile in italiano con “notizie false”. La si utilizza per indicare quelle fonti che “inventano del tutto le informazioni, disseminano contenuti ingannevoli, distorcono in maniera esagerata le notizie vere”. Questa definizione è di Melissa Zimdars, docente di comunicazione al Merrimack College, e promotrice del progetto OpenSources http://www.opensources.co/
nato per mappare in maniera collaborativa le “fonti false, ingannevoli, clickbait o satiriche”.

Negli ultimi mesi l’espressione “fake news” è stata utilizzata per indicare fenomeni molto diversi tra loro. Tanto che c’è chi ha proposto di abbandonare del tutto questa espressione, perché ormai svuotata di significato. Donald Trump, ad esempio, l’ha utilizzata in diverse occasioni per attaccare testate rispettate come il New York Times e il Washington Post. Anche in Italia il blog di Beppe Grillo usa questa espressione in riferimento ad alcuni quotidiani.



2) Le bugie ci sono sempre state, cos’è cambiato adesso?

Lo studioso Robert Darnton ha ricostruito la storia della disinformazione a partire dal VI secolo d.C. L’uso manipolatorio delle informazioni è passato attraverso diverse modalità: si pensi alle “pasquinate” https://it.wikipedia.org/wiki/Pasquino#Pasquinate
i sonetti spesso diffamatori appesi di notte sulle statue di Roma; o, ancora, ai “canard” https://it.wikipedia.org/wiki/Canard
distribuiti nelle strade di Parigi con notizie spesso ingannevoli; fino ad arrivare ai giornali londinesi di fine ‘700, quando, secondo Darnton, le notizie false hanno raggiunto il proprio picco.

Oggi però sono cambiate diverse cose rispetto al passato.

Nello scenario del “giornalismo a rete” (la definizione è di Charlie Beckett) chiunque può accedere a molte fonti di informazione e allo stesso tempo creare un contenuto informativo con bassi costi e alte potenzialità di distribuzione.
Queste caratteristiche hanno contribuito a migliorare in modo significativo la qualità dell’informazione. In questo contesto, si sono anche aperti nuovi spazi per chi insegue interessi diversi.

E’ il caso di chi vuole sfruttare questa apertura per generare facili profitti pubblicitari: basta creare un sito web e saperlo promuovere sui social media con titoli accattivanti per guadagnare fino a 10.000 dollari al mese, come ha confessato al Washington Post Paul Horner, noto autore di notizie false. https://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Horner

Ma c’è anche chi produce “fake news” per influenzare l’opinione altrui con finalità politiche: in questo caso si può sfruttare l’effetto “bolla” https://it.wikipedia.org/wiki/Bolla_di_filtraggio
che Facebook e gli altri social network producono quando ci fanno vedere contenuti personalizzati, provenienti da (poche) fonti che confermano i nostri pregiudizi e su cui molti utenti cliccano senza neppure chiedersi da dove provengono.

Infine, altro fondamentale elemento di novità rispetto al passato è il formato in cui ci arrivano: Facebook e Google News impaginano le notizie in una modalità omogenea, uguale sia per il New York Times che per un sito di scienza spazzatura.

Questi formati tendono a dare più risalto al singolo contenuto (un titolo sensazionalistico, una bella foto) che non alla fonte che l’ha prodotto. E questo elemento gioca molto a favore di siti che producono “fake news” per scopi di clickbaiting (acchiappaclick), come ha spiegato la webzine The Verge.



3) Che cos’è invece la “post verità”?

Post-verità è un’espressione entrata nell’Oxford Dictionaries nel 2016. Ecco la definizione data dagli autori del dizionario: “circostanze nelle quali i fatti obiettivi sono meno influenti nell’orientare la pubblica opinione rispetto agli appelli all’emotività e alle convinzioni personali’”.

In pratica, le nostre convinzioni non vengono scalfite neanche quando smentite in modo evidente dai fatti, come confermano alcune ricerche.

La scelta di introdurla nel dizionario è stata dettata proprio dal consistente uso che se ne è fatto nel corso del 2016 in ambito politico: prima con il referendum sulla Brexit e poi con le elezioni statunitensi.

La nostra Accademia della Crusca ha commentato questa scelta, http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/viviamo-nellepoca-post-verit
evidenziando come la “post verità” non sia un fenomeno nuovo, eppure “Le caratteristiche e le dimensioni assunte dal fenomeno ai nostri giorni sono però diverse e ci sono alcuni fattori che in particolare devono essere sottolineati, tutti legati alla rete: la globalità, la capillarità, la velocità virale della diffusione delle varie post-verità; e poi la generalità e genericità degli attori che possono alimentarle, spesso con una propaganda nascosta e inaspettata che può provenire da pseudo-istituti di ricerca, da esperti improvvisati”.



4) Che differenza c’è tra una fake news e una notizia che dà un sito di news e che si rivela poi sbagliata?

Claire Wardle, direttrice di First Draft News, https://firstdraftnews.com/
network internazionale sulla verifica delle fonti online, ha proposto un’utile distinzione tra:
– disinformazione: creazione e condivisione consapevole di informazioni che si sa essere false
– misinformazione: la condivisione involontaria di informazioni false

A chiunque può capitare di condividere informazioni non vere. Non tutti, però, lo fanno con l’obiettivo di ingannare chi legge.

E, soprattutto, chi produce involontariamente un’informazione falsa tende poi a rettificarla e/o integrarla appena emergono nuovi elementi. Lo stesso non vale per chi vuole diffondere disinformazione in maniera consapevole.



5) Chi produce tutte queste notizie false? E per quale motivo?

Nel caso delle ultime elezioni statunitensi è emerso che alcuni degli articoli più condivisi provenivano da Veles, cittadina della Macedonia, dove erano attivi una serie di adolescenti che producevano notizie inventate di sana pianta. Questi articoli spesso erano pro-Trump e contro la Clinton, non perché ci fosse un collegamento diretto con l’attuale presidente Usa, ma semplicemente perché quel genere di notizie generavano più click e quindi anche maggiori introiti pubblicitari.

Uno di questi teenager ha spiegato di guadagnare fino a 1800 euro al mese (in un paese in cui lo stipendio medio è di 350 euro).
Si è molto discusso, poi, dell’uso di “fake news” per scopi propagandistici in contesti elettorali. Questo utilizzo è stato spesso ricondotto alla Russia, che proverebbe a influenzare i risultati elettorali attraverso la disinformazione. Tentativi di questo tipo sono stati riscontrati negli Stati Uniti, in Germania, Olanda e, di recente, anche in Francia.

Durante gli ultimi mesi, in Italia ha fatto molto discutere il caso di LiberoGiornale.com, sito web che diffondeva informazioni false in chiave politica. Come è emerso poi da due diverse inchieste, quel dominio faceva parte di una più grande galassia di siti fake riconducible a una società con sede in Bulgaria, gestita da italiani. Oltre a questo hub, ci sono molte altre galassie di siti web che diffondono notizie false in italiano con obiettivi economici o politici.



6) Qualche esempio di fake news?

Tre “fake news” più condivise di recente sono state, nell’ordine:

Brexit: lo slogan a caratteri cubitali su un autobus del comitato per il “lasciare”, secondo cui il Regno Unito avrebbe potuto risparmiare 350 milioni di sterline a settimana una volta uscita dalla Ue. Il dato è stato poi smentito dagli stessi autori, ma solo dopo la vittoria al referendum.

Elezioni Usa: la notizia più condivisa in assoluto su Facebook è stata quella “falsa” secondo cui il Papa Francesco aveva deciso di appoggiare Donald Trump.

Referendum italiano: secondo un’analisi di Pagella Politica, l’articolo più condiviso sul tema è stato pubblicato dal sito “Italiani Informati” a proposito del (falso) ritrovamento di “500.000 schede già segnate col SI”. Nonostante provenisse da una fonte sconosciuta e il paese a cui si fa riferimento non esista, la news è stata condivisa più di 200.000 volte.

Germania: Una foto con un siriano (con regolare permesso di soggiorno) che si scatta un selfie con Angela Merkel è stata manipolata e messa in associazione con gli attentati di Bruxelles o di Berlino. Il ragazzo ha fatto causa a Facebook perché il proprio volto non venga più associato agli attentati.

Al di là della politica, molte notizie false riguardano anche il mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento: negli Stati Uniti sono diventate molto virali le “fake news” dell’arrivo delle star in piccolissime località del paese.



7) Come posso accorgermi se una notizia è una fake news?

Craig Silverman, esperto di fact-checking e giornalista di Buzzfeed, ha creato un elenco di 6 semplici cose da fare per verificare una notizia:

– Controlla l’URL: spesso non ce ne accorgiamo, ma il sito su cui stiamo cliccando è una copia di uno più famoso, tipo “La Gazzetta della Sera”, “Rebubblica”, “Il Fato Quotidiano”;

– Leggi la pagina “Chi Siamo”: molti siti che diffondono “fake news” spesso hanno un disclaimer in cui indicano che si tratta di un sito di satira;

– Occhio alle dichiarazioni: se provengono da una persona nota, basta selezionare la frase e lanciare una ricerca su Google tra virgolette. In questo modo si può controllare se le stesse parole sono state riprese anche da altre fonti; in caso contrario, meglio approfondire;

– Segui i link: per vedere se effettivamente ti porta alla fonte che dice di linkare oppure no; in generale, è meglio essere diffidenti degli articoli che hanno pochi (o nessun) link;

– Fai una ricerca inversa delle immagini: basta andare su Google Immagini e caricare un’immagine sospetta per scoprire se è stata già pubblicata altrove o se si riferisce a un altro evento;

– Cautela: “Se una storia sembra troppo bella per essere vera, oppure ti provoca una forte reazione emotiva, è meglio calmarsi per un momento”, è il consiglio finale di Silverman.
https://www.buzzfeed.com/craigsilverman/detect-fake-news-like-a-pro-1?utm_term=.fnqvV65KLm#.eh2MrWLpv4



8) Quali iniziative sono state messe in campo per arginare la diffusione delle notizie false?

Di recente Facebook ha lanciato negli Stati Uniti un servizio di segnalazione delle notizie che sono state messe in dubbio da alcune note testate di fact-checking (come Snopes o Associated Press, che fanno parte dell’International Factchecking Network e che hanno siglato il codice di condotta del Poynter Institute).
http://www.poynter.org/fact-checkers-code-of-principles/

Google ha invece deciso di colpire le testate “acchiappaclick” produttrici di false notizie, bloccando la propria pubblicità sui loro domini.

In Europa diversi governi hanno lanciato proposte di legge per arginare il fenomeno: la Germania vuole introdurre multe fino a 50 milioni di euro per i siti che non rimuovono notizie diffamatorie o calunniose (il provvedimento non riguarda le “notizie false” in genere, ma solo alcune tipologie); nella Repubblica Ceca è stata creata un’unità governativa per timore di influenze russe in campo informativo.

Anche in Italia è stata presentata una proposta di legge contro le fake news che però è stata giudicata come “pericolosa” sia da alcuni esponenti politici che da attivisti per le libertà digitali.
https://www.wired.it/attualita/media/2017/02/16/cosa-dice-la-proposta-di-legge-sulle-fake-news/

Parallelamente stanno prendendo piede iniziative di “educational fact-checking” con l’obiettivo di diffondere la cultura della verifica delle fonti nei contesti scolastici e familiari. Negli Stati Uniti sono attivi da tempo due progetti:

A) il News Literacy Project che invita giornalisti nelle scuole e ha creato un’app per i docenti;
http://www.thenewsliteracyproject.org/

B) il Center for News Literacy della Stony Brook University che effettua attività educativa sia sugli studenti che sui docenti.
http://www.centerfornewsliteracy.org/
Tra le diverse iniziative, il centro ha anche lanciato un corso gratuito online disponibile sulla piattaforma Coursera.

C) l’OCSE ha lanciato un appello affinché nelle scuole si insegni a riconoscere le notizie false: questa competenza sarà valutata nel prossimo PISA Test, che valuta il grado di alfabetizzazione nelle scuole di più di 60 paesi.
http://www.bbc.com/news/education-39272841



9) Che cos’è l’International Factchecking Day?

E’ un’iniziativa lanciata dall’International Factchecking Network del Poynter Institute per il prossimo 2 Aprile. Si tratta di una giornata di sensibilizzazione creata per promuovere la cultura della verifica delle fonti in tutto il mondo.
http://factcheckingday.com/map-of-activities

Sul sito dell’evento si trova una mappa con le attività intorno al mondo, una lezione per i docenti, http://factcheckingday.com/lesson-plan

un quiz da fare con gli amici http://factcheckingday.com/trivia-quiz



10) Cosa possiamo leggere per approfondire questo tema?

L’associazione Factcheckers ha realizzato una guida interattiva per diffondere la cultura della verifica delle fonti tra i più giovani. http://www.factcheckers.it/guida/

La guida è disponibile anche in formato infografica da scaricare (qui in formato jpg) o attraverso una serie di social card per Facebook e Twitter.

Sul sito dell’International Factchecking Day è poi disponibile uno schema di lezione (tradotto anche in Italiano) che i docenti possono scaricare per programmare una lezione sul tema nella propria scuola. Sempre su questo sito si trovano una serie di risorse in inglese per valutare l’attendibilità di un sito web, foto e video, account Twitter, voce di Wikipedia.

In italiano il sito Valigia Blu ha tradotto la guida redatta da Claire Wardle su First Draft News: la si può trovare qui Facile dire fake news. Guida alla disinformazione. http://www.valigiablu.it/fakenews-disinformazione/
Anna Maria Testa ha commentato su Internazionale.it i risultati di un importante test svolto dalla Stanford University per valutare le competenze informative degli studenti. http://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2016/12/12/vero-e-falso-in-rete

Altra fonte utile con esercizi e quiz è poi First Draft News. https://firstdraftnews.com/

Factcheckers è un’associazione no-profit nata nel 2016 per promuovere l’educational factchecking in Italia con un target mirato su studenti, docenti e genitori. http://www.factcheckers.it
Si occupa della creazione di format innovativi per diffondere la cultura delle fonti e di una corretta informazione attraverso percorsi didattici e strumenti divulgativi. E’ partner dell’International Factchecking Network per l’organizzazione del primo International Fackchecking Day. Insieme a Sky Academy ha realizzato una guida interattiva per coinvolgere i più giovani sul tema della verifica delle fonti online.

FONTI: EUR-LEX

La banca dati viene aggiornata ogni giorno e contiene documenti anche del 1951. Ogni documento è provvisto di una serie di metadati analitici (riferimento della pubblicazione, date, parole chiave, ecc.) organizzati in schede diverse.


eur-lex.europa.eu/homepage.html


 
EUR-Lex consente di accedere gratuitamente alla seguente documentazione nelle 24 lingue ufficiali dell’UE:

  • la Gazzetta ufficiale autentica dell’Unione europea
  • il diritto dell’UE (trattati, direttive, regolamenti, decisioni, legislazione consolidata, ecc.)
  • gli atti preparatori (proposte legislative, relazioni, Libri bianchi e Libri verdi, ecc.)
  • la giurisprudenza dell’Unione europea (sentenze, ordinanze, ecc.)
  • gli accordi internazionali
  • i documenti dell’EFTA
  • le sintesi della legislazione europea, che inseriscono gli atti giuridici nel relativo contesto politico e ne illustrano i contenuti in un linguaggio semplice
  • altri documenti pubblici.

Inoltre permette di seguire le procedure che portano all’adozione degli atti giuridici.

La scheda “Testo” è quella che si apre per impostazione predefinita. La scheda “Informazioni sul documento” contiene le informazioni riguardanti il documento (metadati). A seconda del tipo di documento consultato, altre schede possono essere disponibili (ad es. “Procedimento”, “Recepimento nazionale”, “Sintesi della legislazione”, ecc.).

Un documento può essere visualizzato al massimo in 3 lingue contemporaneamente. Per impostazione predefinita, la prima lingua è quella dell’interfaccia utente.

Tipi di documenti disponibili / Gazzetta ufficiale dell’Unione europea / Homepage

FONTI: Ministero della Giustizia – STATISTICHE

Sono qui ricercabili per argomento, periodo di riferimento, territorio e strutture competenti le statistiche prodotte dall’amministrazione della giustizia.


giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14.page


Le statistiche dell’amministrazione penitenziaria riguardano i soggetti in esecuzione penale. Le statistiche dell’organizzazione giudiziaria riguardano i dati sull’attività giurisdizionale civile e penale degli uffici giudiziari. Le statistiche della giustizia minorile riguardano l’utenza dei servizi minorili e l’applicazione delle convenzioni internazionali in materia di protezione dei minori. Nell’ambito della giustizia penale riguardano fenomeni di particolare rilevanza e interesse sociale.

FONTI: Ministero Finanze – Documentazione economica e finanziaria

Il servizio di Documentazione economica e finanziaria, a cura del CERDEF, è la banca dati completa ed integrata di normativa, prassi e giurisprudenza in materia fiscale ed economica ed è attivo gratuitamente sul web per rispondere alle esigenze di pubblicità imposte dallo Statuto del contribuente.


def.finanze.it/DocTribFrontend/RS2_HomePage.jsp


RICERCA PER PAROLE

Questa funzionalità consente di effettuare una ricerca testuale con i termini inseriti nel campo Parole in base all’opzione selezionata tra quelle presenti nel menu a tendina del campo Criterio:

  • tutte le parole – il sistema ricerca i documenti che contengano tutti i termini inseriti;
  • almeno una parola – il sistema ricerca i documenti che contengano almeno uno dei termini inseriti;
  • frase esatta – il sistema ricerca la frase esatta;
  • parole adiacenti – il sistema ricerca i documenti che contengano i termini inseriti vicini tra loro in un intorno di massimo 5 parole

Ricerca con operatori logici – consente di effettuare la ricerca con gli operatori logici AND, OR, NOT secondo regole dettagliate

FONTI: N-LEX

N-Lex offre un punto di accesso unico alle banche dati legislative nazionali dei singoli paesi dell’UE.

Scegli uno dei paesi elencati per cercare atti giuridici o per saperne di più sul suo ordinamento giuridico.


eur-lex.europa.eu/n-lex//index_it


Selezionare Ricerca in più banche dati per effettuare una ricerca in più di un paese allo stesso tempo.

 

Cos’è N-Lex?

N-Lex offre un punto di accesso unico alle banche dati legislative nazionali nei singoli paesi dell’UE.

Non contiene documenti, ma è un’interfaccia di ricerca semplice per i sistemi informativi giuridici nazionali (e in quanto tale dipende interamente da questi ultimi).

Cosa si può fare in N-Lex?

  • Usare una funzione di ricerca standard per consultare le banche dati di qualsiasi paese
  • Recuperare documenti direttamente da tali banche dati
  • Trovare descrizioni del contenuto delle banche dati di ciascun paese (diversi tipi di legislazione nazionale) e di come effettuare ricerche mirate in questo ambito
  • Trovare documenti in ogni lingua dell’UE (usare la traduzione automatica per effettuare ricerche e tradurre le pagine ottenute come risultati)

Contesto

N-Lex completa EUR-Lex, il sito degli atti giuridici dell’UE, fornendo link alle legislazioni nazionali.

È stato messo a punto dall’Ufficio delle pubblicazioni dell’UE e dai paesi membri dell’Unione.

FONTI: JurisWiki database di provvedimenti giurisdizionali aperto

JurisWiki è la prima piattaforma collaborativa e open per l’informazione giuridica.


juriswiki.it

E’ un sito web che raccoglie in un unico contenitore virtuale tutte le sentenze rese disponibili liberamente dalle principali corti italiane, straniere e internazionali e le rende facilmente reperibili e fruibili senza vincoli di copyright o barriere di accesso. In questo modo, chiunque, sia gli addetti ai lavori (avvocati, giudici, commercialisti) sia i privati cittadini, possono avere un accesso più agevole a centinaia di migliaia di sentenze. Si tratta di un database di provvedimenti giurisdizionali aperto e basato sul crowdsourcing, nel senso che chiunque può caricare nuove sentenze oltre alle diverse decine di migliaia già inserite dal nostro staff. E si tratta anche di un wiki a cui gli utenti possono contribuire perfezionando e commentando i provvedimenti, scrivendo massime, aggiungendo annotazioni e inserendo link ad altri provvedimenti o testi legislativi.

25 marzo #biblioVerificaday

I dati trasmessi attraverso i moduli web non verranno divulgati a terzi, nel rispetto della normativa italiana ed europea sulla protezione dei dati.

#BIBLIOVERIFICA, e’ un blog, e’ uno spazio social di interazione tra cittadini e BIBLIOVOLONTARI, ma soprattutto e’ una pratica di ricerca di dati e informazioni, applicando le indicazioni del Manifesto “How to Spot Fake News” divulgato dall’IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions), per agevolare l’accesso all’informazione responsabile: condividendo strategie, strumenti e fonti attendibili, basandoci sui principi di accuratezza, tracciabilità, indipendenza, legalità, imparzialità:

  1. CONSIDERA LA FONTE
    Clicca al di fuori della storia e indaga sul sito, i suoi scopi e le info di contatto.
  2. APPROFONDISCI
    I titoli possono venire esagerati per attrarre click. Qual è la vera storia?

  3. VERIFICA L’AUTORE
    Fai una breve ricerca sull’autore. È plausibile? È reale?

  4. FONTI A SUPPORTO?
    Clicca su quei link. Determina se l’informazione data sostiene davvero la storia.

  5. VERIFICA LA DATA
    Le notizie vecchie ri-postate non sono per forza rilevanti per l’attualità.

  6. E’ UNO SCHERZO?
    Se è troppo stravagante potrebbe trattarsi di satira. Fai una ricerca sul sito e sull’autore.

  7. VERIFICA I TUOI PRECONCETTI
    Valuta se le tue convinzioni influenzano il tuo giudizio.

  8. CHIEDI AGLI ESPERTI
    Chiedi ad un bibliotecario, o consulta uno dei siti dedicati alla verifica dei fatti.

Traduzione: Matilde Fontanin – IFLA

NON DISPENSIAMO VERITA’ O GIUDIZI SU PERSONAGGI O PROPOSTE IN AMBITO POLITICO – FINANZIARIO – SOCIALE.

CONDIVIDIAMO STRUMENTI E STRATEGIE DI VERIFICA DEI DATI (OGGETTIVI E DOCUMENTATI PALESEMENTE) E DELLE FONTI ISTITUZIONALI E CERTIFICATE.
Non siamo la ghigliottina delle falsita’ o l’oracolo delle verita’, ma proprio come la BOCCA DELLA VERITA’,

ci proponiamo di tagliare le dita ai produttori virtuali di notizie false #fakenews, come lo facciamo??
proprio informando gli utenti su dove e su come CERCARE,


SE SEI UN BIBLIOTECARIO, determinato a contribuire gratuitamente entra nella redazione BIBLIOVOLONTARI

NO dossier su argomenti di attualita’

NO sondaggi politici o partici

NO autoproduzione di dati e informazioni

NO pagelle politiche/manageriali

=============================

SI FOIA

SI OPENDATA

SI SMALLDATA

SI fonti istituzionali e verificabili in modo autonomo, libero, gratuito

SI dati oggettivi e certificati da siti istituzionali o fonti autorevoli a livello nazionale e internazionale


#BiblioverificaDay: il 25 marzo 2017 nasceva #Biblioverifica blog e spazio di digital reference tramite i social, i forum e le chat. Per festeggiare lanciamo il primo #oscardellebufale una graduatoria delle bufale circolate negli ultimi 12 mesi:
chiunque può votare qui o proporre altre bufale:

 


Quale e’ la bufala piu’ grossa degli ultimi mesi??


INVIACI UNA BUFALA DA INSERIRE IN VOTAZIONE:

foto di Marilyn Silverstone © 2017 Magnum Photos

    #oscardellabufala:


    smascherata sul sito (richiesto)


    AccettoRifiuto Biblioverifica   GDPR Privacy_Policy






     

    Partecipa dai nostri social:


    evento QUORA


    evento MEETUP


    evento FACEBOOK



    Chi sono i biblioVolontari?

    La redazione di bibliovolontari e’ disponibile via e-mail biblioverifica@votopalese.it
    jQuery(document).ready(function() { jQuery('#cftble_1318623198').dataTable({ "bJQueryUI": true, "aaSorting": [], "iDisplayLength": -1, "aLengthMenu": [[10, 25, 50, 100, -1], [10, 25, 50, 100, "All"]], "oLanguage": { "sUrl": "https://biblioverifica.altervista.org/wp-content/plugins/contact-form-7-to-database-extension/dt_i18n/it.json" } }) });

    CV
    Federica Viazzi
    Elena Almangano
    Virginia D'Ambrosio
    Daniela Picin
    Lucia Grassi
    Paola Coppola
    Damiano Orru
    gabriele romani
    elisabetta tamburini

    LE VOSTRE DOMANDE FREQUENTI suddivise per argomento:


       

       


    meetup.com/BiblioVerifica
    facebook.com/biblioVerifica
    facebook.com/groups/biblioVerifica
    instagram.com/biblioverifica
    quora.com/blog/biblioverifica
    twitter.com/biblioveri


    La redazione di BiblioVolontari e’ formata da bibliotecari e archivisti, specialisti della ricerca accademica e non solo, (gratuitamente) dediti alla collaborazione sui social network per condividere:

    – fonti istituzionali certificate a livello nazionale / internazionale,
    – strumenti di ricerca ad accesso libero e gratuito,
    – strategie di verifica
    – eventi divulgativi che agevolino l’information literacy e la media literacy

    REQUISITI:
    1) lavorare (o aver lavorato almeno 5 anni) come bibliotecario o archivista
    2) utilizzare almeno due canali social
    (ad.es. instagram o facebook o linkedin o twitter)
    3) contribuire a titolo volontario con almeno 3 post all’anno, senza finalita’ di lucro o politiche


    Torna all’indice

    Quali contenuti vengono condivisi nel blog?

    Come posso creare un profilo personale?

    Gratuitamente qui

    [uwp_register]


    Torna all’indice

    Come posso recuperare la password del mio profilo?

    Puoi recuperare la tua password utilizzando l’e-mail con cui hai completato la registrazione dalla pagina web

    biblioverifica.altervista.org/forgot/


    Torna all’indice

    Come posso modificare la password del mio profilo?

    Puoi aggiornare la tua password qui dopo esserti identificato

    [uwp_change]


    Torna all’indice

    Come posso consigliare fonti, strumenti, strategie, eventi?

    Basta comiplare il modulo

      #Free Social reference online:



      Sito (facoltativo)




      AccettoRifiuto Biblioverifica   GDPR Privacy_Policy





      Torna all’indice

      Come posso inviare le richieste di biblioVerifica?

      Puoi indicare dati e informazioni oggettivamente verificabili qui

        #Free Social reference online: AMBITO
        —Seleziona un'opzione—Ambiente Territorio EnergiaBeni Servizi ArtigianatoDiritto e normativeEconomia Lavoro AgricolturaFinanza Imprese BancheInternet Mass media InformazioneIstruzione Cultura RicercaPopolazione PrevidenzaSalute Medicina SanitaTurismo e sportUrbanistica Edilizia TrasportiALTRO










        Le nostre strategie sono disponibili su
        https://biblioverifica.altervista.org/tag/strategie/


        Torna all’indice

        Cosa viene sottoposto a biblioVerifica?

        noi verifichiamo solo i dati e i fatti tracciati da fonti istituzionali certificate a livello nazionale o internazionale, non giudichiamo le opinioni: divulghiamo strategie e strumenti per il fact checking autonomo da parte del cittadino


        Torna all’indice

        Chi paga e chi finanzia il blog? Esistono quote associative o tariffe?

        Il blog non ha finanziatori, non ha sponsor, non ha fini di lucro, non riceve fondi pibblici o privati.

        Nessun biblioVolontario richiede pagamenti ai cittadini, tutti i contenuti sono gratuitamente fruibili in pubblico dominio.


        Torna all’indice

        Come posso diventare biblioVolontario? Quale impegno mi viene richiesto?

        Ogni redattore e’ un bibliovolontario, quindi sceglie quando e come produrre contenuti (almeno 3 post in 12 mesi), sceglie autonomamente cosa divulgare e in quale forma (video, slide, infografica, tutorial, ecc…), tutto senza finalita’politiche o di lucro.

        Compila il modulo https://biblioverifica.altervista.org/bibliovolontari/
        se hai i tre REQUISITI:

        1) lavorare (o aver lavorato almeno 5 anni) come bibliotecario o archivista
        2) utilizzare almeno due canali social
        (ad.es. instagram o facebook o linkedin o twitter)
        3) contribuire a titolo volontario con almeno 3 post all’anno, senza finalita’ di lucro o politiche

        Ti abiliteremo come autore del blog, come redattore/redattrice potrai condividere autonomamente e liberamente FONTI – STRUMENTI – STRATEGIE di ricerca e verifica di DATI! Non verifichiamo le opinioni, ogni indicazione che fornirai non sara’ sottoposta a giudizio di altri redattori, ma sara’ di pubblico dominio su Internet. Ogni redattore e’ personalmente responsabile (civilmente e penalmente) dei contenuti divulgati.


        Torna all’indice

        Chi gestisce e approva i contenuti del blog?

        Il blog non ha proprierari, non viene gestito da enti, associazioni o aziende.
        Ogni redattore/redattrice condivide autonomamente e liberamente FONTI – STRUMENTI – STRATEGIE di ricerca e verifica di DATI! Non verifichiamo le opinioni, ogni indicazione non e’ sottoposta a giudizio di altri redattori, ma e’ di pubblico dominio su Internet. Ogni redattore/redattrice e’ personalmente responsabile (civilmente e penalmente) dei contenuti divulgati


        Torna all’indice

        Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial